Il tema della Giornata Internazionale dei Bambini di Strada 2016 è stato quello dell’identità al fine di sottolineare le difficoltà che bambini e giovani di strada incontrano quando cercano di ottenere i documenti di identità e quello che significa non disporne: il mancato accesso a servizi fondamentali quali ad esempio l’istruzione ed il sistema sanitario. In questo interessantissimo articolo pubblicato dal The Guardian viene approfondito e spiegato cosa comporta vivere senza un’identità legale.

La maggior parte delle persone emarginano ed etichettano coloro che vivono in strada. Ci trattano come se fossimo meno umani degli altri e ci incolpano per il modo in cui siamo costretti a vivere. Ma, a causa della mancanza di una qualsiasi forma di documento di riconoscimento, non possiamo ricevere il supporto di cui abbiamo bisogno per migliorare le nostre condizioni.

Appartengo alla terza generazione di strada – i miei nonni vivevano con noi per le strade di Chennai, nel golfo del Bengala nell’India orientale, fino a che non sono morti due anni fa. Adesso vivo con i miei genitori ed una delle mie due sorelle. Viviamo in Barracks Street, in una zona chiamata Mint. Non abbiamo un tetto sulla testa. Viviamo nella paura, tutto il giorno, tutti i giorni. Non sappiamo mai cosa ci succederà quando farà buio.

La polizia dovrebbe darci supporto e tutelarci, ma questo non accade. C’è molta brutalità nei nostri confronti. Ci discriminano o peggio sono contro di noi a causa di una situazione che non abbiamo scelto, ma in cui siamo nati o siamo stati costretti a vivere.

Per far sì che i bambini di strada vengano protetti per mano della polizia, abbiamo bisogno di essere invitati a parlare durante le sessioni di formazione in cui la polizia è coinvolta in modo che capiscano e riescano ad empatizzare.

Assistenza, istruzione e sanità sono inaccessibili per noi in quanto non abbiamo un identità legale, lasciandoci senza vie d’uscita.

La mia famiglia non ha i servizi fondamentali, neanche il bagno. Non abbiamo un posto in cui prenderci cura dei nostri bisogni – dobbiamo muoverci la mattina presto, prima che le strade si affollino. Le persone replicano “esistono i bagni pubblici”, ma vanno pagati e noi non abbiamo soldi.

La mancanza di un’identità restringe profondamente i propri piani futuri. Le persone considerano l’istruzione gratuita. Ma così non è. Quando un bambino di strada prova ad iscriversi a scuola, gli vengono richiesti degli atti, come ad esempio il certificato di nascita, che noi non possediamo. Senza documenti di riconoscimento perdiamo la nostra capacità di azione. Perdendo anche l’accesso all’istruzione.

Ora sono al secondo anno di studi per ottenere un diploma di matematica al Bharathi Women’s College. Io ed altri bambini di strada studiamo grazie ad una ONG, Karunalaya Social Service Society. Inizialmente non avevamo accesso alla corrente elettrica perciò studiavamo grazie alle luci in strada. Ci hanno inoltre aiutato con le uniformi, il materiale scolastico e le tasse. Cinque anni fa abbiamo avuto accesso alla rete elettrica, dopo che ci siamo rivolti al dipartimento di competenza.

Si discute molto riguardo la questione dell’identità per chi non possiede dei documenti, ma i processi di risoluzione sono complicati e costosi. Il governo ha manifestato la volontà di sbrogliare questa situazione, ma in realtà richiede tanta burocrazia e si incontra molta resistenza.

Ricevere un’identità non dovrebbe essere costoso o complicato. Tutte le famiglie, incluse quelle che vivono per strada, dovrebbero ricevere i documenti necessari ad accedere ai servizi sociali.

Io possiedo i documenti di identità: ho ricevuto assistenza speciale in quanto dovevo raggiungere il Brasile e partecipare agli Street Child Games in cui ho avuto l’occasione di discutere circa i diritti dei bambini. Sono fiero e mi considero fortunato nell’averli, ma sono anche triste per tutti coloro che non hanno questa fortuna.

Ci sarebbe così tanto da fare per i bambini e le famiglie che vivono in strada e così tante storie da essere prese in considerazione.

Quando sarò grande voglio lavorare per migliorare le condizioni nella mia comunità in modo che anche altri bambini possano frequentare la scuola e studiare.

Adesso voglio mandare un messaggio al governo che sarà eletto a maggio in modo che intervenga a favore dei bambini di strada.

Voglio essere portavoce dei diritti dei bambini di strada e delle famiglie senza tetto. E chiedo ai governi di tutto il mondo di assicurare che tutti i bambini di strada abbiano un’identità.

Non stiamo elemosinando un favore, si tratta di un diritto umano.

Fonte: The Guardian – as told to Jo Griffin

Parada si occupa di bambini di strada da 20 anni, aiutandone circa 600 all’anno. Grazie alle nostre attività ed ai nostri progetti nella capitale rumena, i bambini di strada hanno la possibilità di studiare, di fare i compiti, di lavarsi e di mangiare. Alcuni partecipano alle attività di circo sociale, altri agli allenamenti di calcio grazie al progetto Inter Campus. Nel centro diurno di Parada i giovani hanno la possibilità di parlare con la psicologa, di ricevere assistenza sociale e assistenza medica di base, di cercare un posto di lavoro e di essere aiutati ad ottenere i documenti di identità.

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