CAIRO – Tra la folla pulsante del Cairo, difficilmente si riescono a scorgere le piccole sagome dei bambini che considerano la strada la loro casa. Adel è uno di questi. È scappato di casa quando aveva nove anni per fuggire da una vita di miseria e violenza.Mio padre mi picchiava ogni giorno quando tornava da lavoro, nonostante io svolgessi tutte le faccende domestiche”, dice Adel. “Ogni volta che tornava a casa di cattivo umore, era in grado di colpirmi con qualsiasi cosa gli capitasse per le mani. Non ne potevo più.”Ma le condizioni di vita per strada non sono migliori, ammette Adel. Adesso, dopo quattro anni di una vita precaria e senza radici, vorrebbe tornare a casa. “Quando vedo gli altri bambini andare a scuola, vorrei essere come loro. Qui in strada non ho un futuro”, aggiunge Adel con una scrollata di spalle. La storia di Adel è simile a quella di un milione di bambini egiziani che vivono la maggior parte della loro vita in strada. Secondo Nadra Zaki, dell’ufficio della protezione minori dell’UNICEF, le loro condizioni hanno contribuito a suscitare l’antipatia degli egiziani. “Molte persone tendono a vedere i bambini di strada come piccoli criminali, che meritano il duro trattamento riservatogli dalla polizia e dalle altre autorità” dice Zaki.“Questo accade solo perché non c’è una vera consapevolezza del fenomeno dei bambini di strada, delle sue cause e delle sue caratteristiche. Bisogna pensare a delle soluzioni, soluzioni che possano dare ai bambini e alle bambine di strada la protezione di cui hanno necessariamente bisogno. E anche delle alternative che li possano dissuadere dallo scegliere la strada come prima via di fuga”.Per mezzo dell’ Unicef e di una rete di partner, nella periferia di Rod El Farag al Cairo durante un laboratorio ad Adel e ad altri è stato dato il compito di supportare altri bambini di strada ancora più fragili. A questi “mentori” vengono insegnati le nozioni di primo soccorso, come usare un semplice kit contenente bende, iodio e altri strumenti basici. Quando arriva la notte le strade del centro del Cairo possono essere molto pericolose, rendendo i bambini ancora più vulnerabili alla violenza e agli abusi. È in questo momento che Adel e le altre “guide” possono intervenire e mettere all’opera le competenze acquisite. Adel porta il suo kit sempre con sé, sempre pronto all’uso ogni qualvolta un bambino di strada subisce di una lesione o è vittima di un’aggressione. Anche se il kit è di base, può essere usato per lenire le ferite meno gravi e per prevenire le infezioni, inoltre presso il centro che è stato istituito il giorno dopo viene effettuato un controllo medico vero e proprio.

Abbattere gli stereotipi più radicati sui bambini di strada è l’altro aspetto cruciale. Un importante segno di cambiamento era stato dato nel 2003 quando una nuova strategia per la protezione e il recupero dei bambini di strada è stata presentata dalla first lady Suzanne Mubarak. Questa strategia ha portato alla formazione del Consiglio Nazionale dell’infanzia e della maternità (NCCM) – il principale organo governativo che tratta questioni legate all’infanzia e che svolge un ruolo fondamentale di coordinamento e di rafforzamento tra tutti gli enti governativi e non. “L’apporto significativo che da questa strategia è l’adozione di una giusta idea di base: questi bambini non sono criminali, ma vittime che sono state private dei loro diritti fondamentali – diritto all’educazione, alla salute e all’assistenza sociale, e in particolare il diritto ad avere una famiglia. Questa strategia si basa su un cambiamento di rotta nel modo in cui la società percepisce questi bambini”. La strategia ha in calendario numerosi obiettivi, tra cui costruire un database aggiornato dei bambini che vivono per strada e formare un gruppo di assistenti sociali ed esperti del settore che si occupi di loro. Si mira inoltre a creare alternative che tengano questi bambini lontani dalla strada e li facciano tornare a casa. L’emergente partnership tra vari enti ed il governo fa crescere la speranza che situazioni come quella che vive Adel diminuiscano sempre più.

Fonti: UNICEF

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